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Lo scrivente ha recentemente subito un grave lutto per la perdita del padre, sig. Blanco Giovanni, a causa di un cancro. A seguito di tale tragica occasione il sottoscritto ha avuto modo di approfondire l’analisi relativa alla mortalità per tumori nella zona di Rosolini. E’ emerso un dato assolutamente sconvolgente : ebbene, da un decennio a questa parte, Rosolini presenta un tasso di mortalità per tumore decisamente superiore alle medie provinciali, regionali e nazionali. Limitandosi ad indicare i dati relativi agli ultimi anni (rilevati da autorevoli Istituti ed attenzionati altresì da varie testate giornalistiche), nella città di Rosolini solo nel 2004 sono stati registrati 156 decessi locali, dei quali ben 52 cagionati da malattie tumorali, mentre nel corso del primo semestre del 2005, su 134 decessi locali ben 24 sono stati causati dal cancro. Tra gli eccessi di mortalità per tumore individuati figurano il tumore maligno allo stomaco, al colon, al retto, al pancreas, al rene ed al fegato. Trattasi di una percentuale preoccupante, non solo se relazionato al numero di abitanti della Città ma anche e soprattutto se si considera che è un fenomeno le cui dimensioni sono in continuo e sensibile aumento. Il problema pare essere strettamente legato ad una causa purtroppo ben chiara e, quel che è ancor più grave, nota, a fronte della quale tuttavia nessuna concreta operazione è stata sinora posta in essere dalle competenti autorità: segnalazioni epidemiologiche attendibili mettono queste malattie in relazione ad esposizioni strettamente ambientali derivanti dalla vicinanza residenziale a siti di trattamento dei rifiuti. Il continuo aumento della diffusione di malattie cancerogene sarebbe dunque collegato all’esistenza, nell’area di Rosolini, di siti potenzialmente inquinati a causa di attività antropiche sia pregresse che tuttora in atto. L’allarme deve essere concentrato su sversatoi a cielo aperto, nei quali ogni sorta di materiale rimane esposto agli agenti atmosferici, sulle discariche ormai seppellite, che determinano comunque un irrimediabile inquinamento del ciclo biologico acqua – terra – alimentazione. E’ proprio l’acqua, infatti, che, entrando in contatto con tali sostanze inquinanti, ne diventa veicolo di trasmissione più veloce e più efficace (facilitata peraltro dalle caratteristiche geologiche della nostra area) determinando una pericolosa ed irrimediabile contaminazione ad ampio raggio. In questa sede preme evidenziare in special modo la vicenda, già nota ed oggetto di attenzione da parte di giornali ed autorità, della discarica di contrada Bommiscuro, in una ampia area sita in territorio di Noto, nella Zona limitrofa al Comune di Rosolini, all’interno della quale si trova una discarica di rifiuti tossici e sostanze inquinanti. Si tratta, come rilevato, di circostanze oggetto di lunghe indagini ed integrative condotte illecite in relazione alle quali è già in corso un procedimento penale pendente innanzi alla Corte di Assise di Siracusa nei confronti dei proprietari della discarica stessa, accusati di aver conferito in concorso tra loro rifiuti tossici e nocivi non compatibili con la tipologia “2B” e cagionanti l’inquinamento delle acque attigue. Già da tempo infatti la suddetta area era divenuta luogo di conferimento in discarica di rifiuti e sostanze di elevata tossicità. Si è pertanto giunti ben oltre un mero rischio che nel suolo e nelle acque superficiali siano presenti sostanze contaminate in concentrazione tali da determinare un grave pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente naturale : le statistiche degli ultimi anni hanno purtroppo evidenziato in modo inequivocabile il livello di inquinamento dell’area e quali e quanto drammatiche siano state le conseguenze della condotta umana sull’ambiente e sulla salute. Nonostante tale situazione sia stata già attenzionata alle competenti Autorità giudiziarie e nonostante il procedimento penale volto a determinare le responsabilità della discarica sia stato già incardinato (siamo già nella fase dibattimentale), ancora oggi lo stato di luoghi appare immutato, ed immutati risultano altresì i rischi connessi al continuo aumento della diffusione degli agenti inquinanti con le inevitabili conseguenze ad esso legate. Sarebbe stato necessario ed urgente rimuovere le fonti inquinanti, contenerne la diffusione ed impedire il contatto delle medesime con le altre fonti presenti nel sito, in attesa di interventi di bonifica e di ripristino ambientale. Nulla di ciò è stato fatto. La discarica rimane ancora luogo da cui le sostanze inquinanti altamente nocive si diffondono nell’ambiente circostante : i rilievi compiuti dall’A.G. sui luoghi hanno rivelato l’avvelenamento delle acque di un laghetto attiguo alla discarica, risultate avvelenate dalla presenza di mercurio, nonché di cloruri e fosfati di gran lunga superiori ai parametri di legge, nonché l’avvelenamento delle acque della faglia superficiale contaminata da idrocarburi policiclici aromatici. Appare imprescindibile a questo punto sottolineare come le sostanze testé citate, il cui elenco purtroppo potrebbe non coincidere con quello delle sostanze nocive esistenti ad oggi nei luoghi, sono potenzialmente idonee a determinare effetti devastanti ed irrimediabili sull’uomo e sull’ambiente stesso. Basti solo ricordare gli effetti terribili, purtroppo ormai universalmente conosciuti, del mercurio. Orbene, a prescindere dalle responsabilità che verranno riconosciute in questa vicenda, appare prioritario preoccuparsi di porre in essere tutti gli interventi necessari al fine di ridimensionare la portata dei danni, procedendo ad opere di bonifica e di messa in sicurezza delle aree inquinate, cosi come previsto dal DM 471/1999. La disciplina in materia ambientale espressamente sancisce che, indipendentemente dalla modalità di “avvio”del procedimento, alla notizia dell’inquinamento o del pericolo concreto deve seguire l’apprestamento delle misure di sicurezza di emergenza, come definite dall’art. 2 del DM. L’evento, che ha determinato il superamento dei valori di concentrazione limite accettabile e la conseguente individuazione della situazione di pericolo concreto ed attuale, cristallizzata altresì dalle indagini e dal relativo procedimento penale, avrebbero dovuto portare ad immediati interventi di messa in sicurezza, in vista dell’approvazione di un piano di caratterizzazione predisposto secondo i criteri di legge, nonché alla fissazione di nuove prescrizioni ed ulteriore interventi finalizzati a contenere il livello di inquinamento. Ebbene, ad oggi, non è stato posto in essere alcun intervento volto ad eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti ovvero a ridurre la concentrazione delle sostanze inquinanti presenti nel suolo e nelle acque superficiali ad un livello uguale od inferiore ai valori di concentrazione limite. I valori di concentrazione attuali non sembrano al contrario tali da garantire la tutela della salute pubblica né la protezione dell’ambiente naturale stesso. Quanto sopra esposto viene portato a conoscenza delle Autorità in indirizzo affinché venga adottato ogni opportuno provvedimento. Rosolini (SR) 29 ottobre 2005 Blanco Vincenzo

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